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giovedì, 18 gennaio 2007

Si pregano i signori condomini di pulirsi il sangue dalle scarpe prima di utilizzare l'ascensore.

Italiani brava gente.
Gente per bene, che non ruba, che non si droga.
Che parla poco e dice poche parolacce, che si veste come si deve, che tiene bel pulito.
Gente che sta nel suo, che va a letto presto e fuma poco, lavoratori, gente che il biglietto del tram lo paga.
Tutta gente onesta, cattolica, battezzata e cresimata, sposata nel modo giusto, in chiesa.
Mica come quei senza dio che manipolano gli embrioni. Loro i bambini preferiscono manipolarli a coltellate quando son già nati, che dà più soddisfazione.
Mica come quei delinquenti dei pacs, che distruggono la famiglia. Loro le famiglie le fanno a pezzi a sprangate, che si fa prima.
Brave persone che fan poco rumore, bravi giovanotti mansueti e un po' torpidi che portano gli zii a fare una gita in macchina, a pezzi nel baule.
Brave mammine casalinghe perfette con la frangetta lustra, che mettono le pattine e lavano col vim il martello con cui hanno rotto il crapino di quel discolo del figlioletto.
Brave ragazzine belline che col fidanzatino non perdono tempo a limonare perché hanno da affilare le lame per scannare mamma e fratellino.
Bravi e robusti operai che quando han bisogno di soldi invece di cercare un finanziamento in banca cercano un bebè da rapire e però siccome coi bambini proprio non ci san fare per farlo smettere di piangere non gli sovviene altro che prenderlo a badilate.
Non so voi, ma io preferisco i lupi, di cui ho ben presente dove e come sono gli artigli e i denti, a questi cupi agnelli da appartamento con la mannaia nel sacchetto dell'Esselunga.
Preferisco qualunque lupo a questi pecorelloni mansueti e sanguinari, a queste agnelline con gli occhi di ardesia gelata.
Da un sondaggio recente risulta che tra le paure della gente ai primissimi posti figurano i terroristi, gli stranieri, gli zingari. Mammamia gli zingari. Rubano i portafogli, aiuto. Rubano i bambini.
Non so voi, ma se io fossi un bambino preferirei - molto - essere rubato dagli zingari piuttosto che macellato dalla dirimpettaia.


E non mi interessa qui, ora, il fatto di cronaca in sè, o la psicopatologia criminale, o il perchè e il percome.
Ma il fatto che forse abbiamo un po' perso il controllo di ciò di cui è adeguato aver paura.
Dal rapporto Eures-Ansa 20062006 si evince che due omicidi su tre sono in ambito familiare: molti di più, il doppio, di quelli causati dalla criminalità comune.
Eppure abbiamo paura dei delinquenti e non dei parenti.
E su 600 morti o giù di lì un terzo sono stranieri, rumeni marocchini e albanesi ai primi posti: per gli stranieri il rischio di morte è 7 volte superiore rispetto a chi è di nazionalità italiana.
Eppure abbiamo paura degli extracomunitari, quando sarebbero piuttosto loro a dover essere terrorizzati.
Negli ultimi anni in Italia ci sono stati zero morti per terrorismo e una media di 5.000 morti all’anno per incidenti stradali. Eppure abbiamo paura dei terroristi e non degli automobilisti. Si sono verificati in Italia zero casi di contagio da aviaria e grosso modo 12.000 casi di salmonellosi all’anno.
Eppure abbiamo paura dei cigni e non delle cozze.
Abbiamo un folle terrore di essere rapinati e ci incamminiamo in ciabattine sulle vette (una ventina di morti all’anno in montagna e 25/30.000 incidenti sugli sci).
Attrezziamo tecnologici e costosissimi presepi di antifurti affinchè nessuno penetri nella villetta costruita nel letto del fiume, ai piedi della frana, sulle pendici del vulcano.
Teniamo la pistola e l'archibugio carichi per difenderci dall'eventuale furto di una catenina, li teniamo proprio lì sul comodino, di fianco all'orsacchiotto del bambino, che così è comodo a giocare con tutti e due, guarda com'è carino quando fa bum bum.

È pericoloso avere paura, perché si diventa pericolosi.
È molto pericoloso avere paura, perché si diventa stupidi.
Ma ancora più pericoloso è avere paura delle cose sbagliate.


Postato da: sphera a 10:33 | link | commenti (21)


Commenti
#1   18 Gennaio 2007 - 10:48
 
Lo metterei come lettura obbligatoria per la licenza media (obbligatoria anche per i genitori, però).
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#2   18 Gennaio 2007 - 11:06
 
ma pure alle elementari e ai licei però
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#3   18 Gennaio 2007 - 13:07
 
e chissà quali efferati crimini cela quella grande (?) e caotica cucina... cose raccapricciante, signora, cose turpi come il couscous brianzolo :-D
Utente: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente manuelcalavera

#4   18 Gennaio 2007 - 13:19
 
Manuel, caotica sarà la sua, di cucina. La mia è grande, efferata e sa di cassoeula e couscous ma non è caotica affatto. E guai a chi ci mette mano, che gliele taglio.
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#5   18 Gennaio 2007 - 13:25
 
lo diciamo, che la sua articolessa è meritevole più del commento del pur valido Romagnoli su Repubblica di qualche giorno fa, e che al posto di quello avrebbe dovuto essere impaginata?
Eppoi, non dovrebbe forse lei creare un blog del tipo "Il mondo dalla mia cucina", o il summenzonato "Cassoeula e Couscus"?
Insomma, lei ha vite nuove, occorrerebbe un blog novello
(lo dico perché una delle mie paure è non leggere più le sue parole, e cerco di stanarle)
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#6   18 Gennaio 2007 - 13:55
 
Signor Effe, il blog in cucina c'è, da tempo: saltamiranda.splinder.com
Riconosco che è un po' poco aggiornato, bisognerà che riapra le imposte e faccia girare un po' d'aria, almeno.
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#7   18 Gennaio 2007 - 16:25
 
oh bella. e nessuno di noi ne veniva informato, signora Salamandra?
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#8   18 Gennaio 2007 - 22:41
 
Dopo aver letto, ho notato uno strano ghigno sulla faccia del mio dirimpettaio. Poteva essere un sorriso, ma aveva una busta del supermercato Sisa con un oggetto metallico dentro.
Stanotte gli metto una mina antiuomo sotto lo zerbino.
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#9   19 Gennaio 2007 - 15:49
 
Io ho il sospetto che le paure che colpiscono l'immaginario vengano orchestrate, premeditatamente o non premeditatamente, dai mezzi d'informazione di massa, che amplificano e dirigono le paure più diffuse.
I mezzi d'informazione servono anche a ragionare su questo, quando qualcuno si mette di buona volontà, ma gli sforzi mi sembra affoghino nelle titolazioni e nel dilagante giornalismo approssimativo e conformista.
Utente: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente PaoloFerrucci

#10   19 Gennaio 2007 - 18:56
 
Articolo favoloso davvero e deciso: io dico una cosa e voglio aggiungerla al tuo:
"Ma ancora più pericoloso è avere paura delle cose sbagliate."

Non è perdicoloso avere paura, la paura è sentimento sacrosanto, da conoscere e approfondire per vedere davvero cos'è e di cosa è bene avere paura.
E' tutta una vita che ce l'ho con lo sprezzo del pericolo, con quelle concetti/parole cretine inoculate a tonnellate da patriottismi fascismi e cazzismi di tutti i generi.
Difendo la mia paura,
ma non ho paura di albanesi e marocchini,
mi fanno paura gli slogan che inducono a metter la testa nel sacco, mi fanno paura i Calderoli & comgomerated.
Mi fanno paura buona parte dei giornalisti d'oggi che si sono venduti culo e anima e cervello, che forse però era da un bel po' già bacato, per dire.

MarioB.
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#11   20 Gennaio 2007 - 11:56
 
Sono paure indotte, standardizzate e catalogate, io le chiamo “paure in favola”, ha ragione Ferrucci quando dice che sono malamente cavalcate dai media, è lo stesso tipo di sensazionalismo del delfino o della tartaruga spiaggiate per le quali intervengono eserciti di ambientalisti e cronisti, quando nessuno si muove, che so, per i serpenti o le iene perché non fanno tenerezza. E così che l’uomo nero rimarrà alle cronache e nelle nostre paure come l’uomo nero.
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#12   20 Gennaio 2007 - 19:16
 
(sulle paure indotte, mi torna in mente Elianto di Stefano Benni, con il "chiodo" da cui si trasmettevano le notizie a seconda dell'indice di timore generale rilevato quotidianamente)
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#13   21 Gennaio 2007 - 18:02
 
(Elianto non l'ho letto. Se solo qualcuno facesse riferimento all'indice di piacere che si intreccia in rete!)
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#14   21 Gennaio 2007 - 18:47
 
suggerirei, a chi non l’abbia già fatto, la lettura dell'usq, laddove musil, seguendo il caso dell’artefice di un crimine efferato (moosbrogger), analizza con lucido distacco il disagio e la riluttanza d’una società "sana" a definire i confini (nebulosi e precari) del buco nero che si colloca tra la "normalità" e il suo contrario
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#15   22 Gennaio 2007 - 11:55
 
sottoscrivo! sante parole
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#16   22 Gennaio 2007 - 14:23
 
... potrei avere un riassunto?
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#17   22 Gennaio 2007 - 17:17
 
Letto, approvato (molto), sottoscritto. :-*
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#18   23 Gennaio 2007 - 11:26
 
Sono convinta anch'io che sia deliberata (e intensiva e continuata) la volontà di farci paura, e l'avevo anche già scritto. E purtroppo se ci si abitua ad aver paura di tutto (ed è questo il punto: aver paura di tutto, non il sano e logico aver paura di alcune cose effettivamente pericolose) poi succede che si inizia anche ad avere troppa paura di farsi male.
Di farsi qualunque tipo e quantità di male, laddove tra il graffiarsi un dito e il morire ci sono infinite gradazioni di "male". E una certa quantità di male posso benissimo e volontariamente accettarla, se penso ne valga la pena: accetto tranquillamente il rischio di sbucciarmi un ginocchio, se voglio imparare ad andare in bici, accetto tranquillamente l'eventualità di poter soffrire un po', se voglio innamorarmi. Invece sento dire sempre più spesso, troppo spesso: "No, ho paura di farmi male. No, ho paura di soffrire".
Ecco, questo terrore di sentire anche il minimo dolore, questa aspirazione alla mancanza di qualsivoglia anche minimale sofferenza, questa deriva volontaria verso una desensorializzata e analgesizzata catatonia, questo sì mi fa un po' paura.
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#19   23 Gennaio 2007 - 11:51
 
...Ah, bene, grazie, sottoscrivo, anzi in questa sfera non si dovrebbe aver paura proprio di nulla, si dovrebbe essere felici, sentir dolore ed esserne felici, perchè vivi.
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#20   23 Gennaio 2007 - 12:29
 
ricordo saltamiranda, nacque in tempi sacripantici.
No, io dicevo proprio Il Mondo dalla mia Cucina, cibo e mondo, vita e cibo, cose così.
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#21   24 Gennaio 2007 - 09:57
 
L'assenza di dolore è peraltro molto pericolosa. Il dolore è quella soglia, quel segnale di allarme che ti dice che hai raggiunto un limite. Poi, certo, puoi decidere di superarlo, se devi o se vuoi. Però lo sai. Io non credo ci potrebbe essere vita, senza dolore (finiremmo tutti bruciati senza accorgercene, magari, o ci dissangueremmo senza aver capito di esserci feriti, o... vabbè, la pianto qui)
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