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La bandiera l'ho già pronta, l'inno devo un po' sistemarlo, che non mi convince il finale. Domani proclamo l'indipendenza di via Cornello. Sto già mettendo su da mangiare per le truppe di interposizione, li aspetto da un momento all'altro. Le Nazioni Unite hanno detto che si può. Siccome sono piccina e più simpatica dei miei vicini - che in passato sono stati anche un bel po' prepotentelli, quindi cosa vogliono - hanno detto che non c'è problema. Anzi, brava, che rivendico la mia libertà. Si festeggia, domani. Gli amici che aspetto a cena abbiano pazienza, se le formalità di dogana saranno magari un po' lunghette, finché non abbiamo preso su un po' la mano. I saggi di tutto il mondo, i più insigni giuristi, i politologi più illustri e al di là delle parti, sono mesi che si strappano i capelli dicendo che perdio, no, non si fa. Che il principio della sovranità territoriale è uno dei cardini indiscussi del diritto internazionale, che buttarlo alle ortiche significa mandare tutto a catafascio. Che se si scavalca allegramente questo si mina alle fondamenta tutto quanto. Che poi allora vale tutto. Che poi si rischiano casini nemmeno immaginabili. Che la giuliva violazione di principi giuridici così basilari è un piano inclinato pericolosissimo, che guerre mondiali sono iniziate per molto meno. Ma se stai dietro a tutto quel che dicono sti parrucconi non ti muovi più. Creatività ci vuole, nel diritto, flessibilità, fantasia. Certo poi si muoverà subito la Corsica, che è dal '700 che non vede l'ora. I baschi e gli irlandesi del nord sono un po' invidiosi, quando pensano che non c'era mica bisogno di passare decenni a metter bombe, un sacco di sangue, un sacco di morti: bastava fare un po' i piangina e lasciar balenare che si faceva un dispetto alla Russia e bell'e fatto. Ma bando alle recriminazioni, che c'è un sacco da fare adesso che si diventa tutti indipendenti. La Cecenia brinda da un mese e i Catalani stanno bardando di gagliardetti la Sagrada Familia. La Scozia che da trecento anni non ha mai smesso di avercela un po' su per questa storia dell'unificazione delle corone ha fatto mente locale che col petrolio del mare del nord se la può cavare benino, e ha inviato sei squadre di geometri in kilt a fare i rilievi del Vallo di Adriano, che se si riesce a risparmiare sul filo spinato per i confini, male non fa. Il Texas sta meditando di rifare la sua repubblica che funzionava così bene, e ripigliarsi per l'occasione i vari pezzettini del New Mexico, dell'Oklahoma, del Kansas, del Colorado e del Wyoming che erano suoi, echeccazzo. Le Hawaii non hanno mai digerito l'invasione, l'annessione e il molto dubbio referendum che ne è seguito, e finalmente inanellano fiori per il riscatto e vittoria dell'attivo e fiero movimento indipendentista a cui nessuno ha mai dato minimamente retta. Da queste parti certo nessuno vedrà come un problema che gli altoatesini vadano per conto loro - son sempre stati crucchi, nell'animo, e chi li vuole - e nemmeno che si dichiari indipendente la Sardegna, che si metta con la Corsica e si tenga quel rompiballe di Soru e non se ne parli più. E che a Orio al Serio le pratiche doganali vengano espletate dalle truppe brembane, una volta superato lo scoglio del dialetto in effetti un po' ostico, non è poi questo gran fastidio. Mi permetterei però di suggerire a Toscana, Umbria ed Emilia Romagna di darsi una mossa: sono terre ricche e produttive, di immenso patrimonio culturale e storico, di amministrazione progredita e civile. Chi glielo fa fare di stare in compagnia di leghisti e terroni? Certo poi l'integrità territoriale va un po' a farsi benedire, con una repubblica in mezzo alla penisola, e per andare da Milano a Roma tocca fare il giro largo dal mare o farsi la frontiera a Parma, ma nessuno può avere a che dire, che se non bastasse il beneplacito delle Nazioni Unite toscani e romagnoli son sanguigni, si sa, ci mettono un attimo a metter mano alla doppietta. Hanno un bel dire questi Cassandroni, questi cavillosi profeti di sventura - che non a caso sui giornali vengono relegati in un trafiletto marginale, se proprio volete leggere cosa dicono questi leggetelo, ma magari no: gli abbiamo messo un titolo piccolissimo e solo perché proprio dovevamo, ma sono isterismi del tutto irrilevanti, girate pure pagina e state sereni - nessuno ha voglia di ascoltarli, nell'euforia delle privatizzazioni. Io no di certo, che ho anche da fare. Preparate lo spumante, io intanto vado a rifinire l'inno e a battere un po' di moneta.

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