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C'è una volta quando senti odor di foglie, ed è iniziato l'autunno. Poi c'è una volta quando senti odor di erba, e comincia la primavera. E anche se faceva freddo, era stasera. Era stasera, quando sono scesa a comprare le sigarette alla Rosa Blu, la pizzeria sulla statale dove si va quando sono finite ed è già un po' tardi. Svoltando sullo stradone nel soffio dei camion, ed entrando in una disperata luce gialla dove la prima cosa che vedi è la gamba gonfia di qualcuno con un calzetto bianco ben tirato e un mocassino, che sporge dal primo tavolo a destra, quasi sulla porta. E dove ti vende le sigarette un signore tarchiato e desolato in canottiera e parannanza tutto l'anno, bianche ma non davvero bianche, mai. Perché il forno a legna è proprio lì dietro al banco, e lui è sempre sudato e attonito, estate e inverno, e si muove lento come una medusa. Sotto le sopracciglia unite da un triangolo di baffo umido gli occhi non ti guardano mai, mai a fuoco, mai davvero bene. Ondeggia adagissimo e tu gli racconti il resto che ti deve, con fare discorsivo, e finché non glielo dici che gli hai dato dieci sicché fanno cinqueeuroettoanta, resta lì vago sul cassetto della cassa aperto, le dita incerte, il pelo delle spalle imperlato di sudore. E la sua moglie testardamente sorridente e disperatamente tinta in biondo prende in mano la situazione, e le monete. E ti dice ciao bella con tanto affetto che pensi ti salverebbe la vita a prezzo della sua, nel caso, mentre già un po' distratta porta un trancio discutibile a un tavolo di pensionati astiosi, che non la ringraziano, e non rispondono al tuo buonasera. Slitta nella luce gialla, non hanno acceso tutte le luci stasera, solo quelle della sala piccola, e la rosa blu ticchetta e sfrigola civetta, fuori, addosso al respiro dei camion che sventolano lembi di carta e padane utilitarie. Che odore di erba c'è, mammamia.

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