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mercoledì, 23 aprile 2008

Resta il fatto che se qualcuno non se la sente di commemorare una Festa Nazionale del suo Paese, che celebra la liberazione del suo Paese, nelle strade e nella piazza della sua città, in mezzo ai suoi compatrioti e cittadini, forse non dovrebbe fare il Sindaco.
Forse, se teme gli - eventuali, possibili, non certi fischi - dovrebbe far mente locale che di norma se il popolo fischia è perché si ritiene non del tutto soddisfatto da qualcosa, e in qualità di Primo Cittadino domandarsi, anche a puro titolo di curiosità, da cosa derivi questa scontentezza.

Forse, più ancora, dovrebbe far mente locale che le persone che sono morte per quella Liberazione non sono morte di fischi.


(la faccenda che non è per timore o fastidio di alcunché ma perché si ha un altro impegno ha, a mio parere, lo stesso identico valore del "non ho portato il compito perché me l'ha mangiato il gatto")


Postato da: sphera a 18:24 | link | commenti (9)


Commenti
#1   24 Aprile 2008 - 08:36
 
Mah, il 25 aprile ha un retaggio molto politicizzato, per 40 anni è stato "patrimonio esclusivo" della sinistra, che ha omesso per anni - anche nei miei sussidiari delle elementari, glielo segnalo visto che ha in animo di riscriverli - di ricordare che Milano è stata prima liberata dagli alleati, che poi han fatto sfilare i partigiani. E sui partigiani ce ne sarebbero da raccontare, oltre all'agiografia (anche questa molto presente nei libri di testo della mia giovinezza, e mi risulta ancora in quelli di una decina di anni fa; ora non so, saprò di nuovo - e lei sa perchè - solo tra qualche anno).

Da quando a Milano non c'è più il sindaco socialista (ultimo eletto di sinistra: Pillitteri "il cognato") tutti i sindaci che si sono permessi di partecipare alla festa del 25 aprile sono stati contestati da una minoranza - evidente, visto che non ha più vinto le elezioni - molto chiassosa, che ha ampiamente contribuito a rendere la festa non più una festa.

[e comunque, cara Sfera, le voglio bene lostesso, lo sa]

Lot
utente anonimo

#2   24 Aprile 2008 - 08:47
 
Ora ho capito! :)
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#3   24 Aprile 2008 - 10:29
 
Lot carissimo, se nota io non cito affatto, nemmeno di sfuggita, la parola "partigiano".
Ho appositamente, molto appositamente, parlato dei "morti per la Liberazione", talché ognuno potesse vederci i suoi, di morti, volendo.
Resta il fatto che si tratta di una Festa Nazionale, per ora almeno, e trovo molto molto deludente che un Primo Cittadino rifiuti di celebrarla.
Quanto alla sua politicizzazione, non la troverei, nel caso, un gran problema: non si era tutti terrorizzati dall'antipolitica? Che nella società sia presente - occasionalmente, minoritariamente, a sprazzi, balbettante - un po' di politica e non soltanto shopping e intrattenimenti danzanti mi pare tutt'altro che un male.
Il contrario dell'antipolitica è la politica, per fastidiosetta che sia. Bisognerà pur decidere se si vuole l'una o l'altra. L'unica terza via è lo stato catatonico.

(Anch'io le voglio bene lo stesso, lo sa.)
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#4   24 Aprile 2008 - 18:11
 
Al sindaco che bigia il 25 aprile chiederei la giustificazione firmata dai genitori.

Che io sappia, l'Italia è una repubblica antifascista. Il 25 aprile si festeggia la liberazione dal fascismo. Ergo, come scrive Sphera, è una festa nazionale. Evidentemente c'è qualcuno che ritiene che non sia una cosa degna di essere festeggiata, la liberazione dal fascismo. E allora che lo dichiari apertamente, e però si assuma anche la responsabilità di mettere in discussione i fondamenti della nostra Repubblica.

Bandini, con il fazzoletto al collo.
utente anonimo

#5   24 Aprile 2008 - 18:18
 
D'altro canto, la liberazione da una dittatura è una faccenda politica.
Il farsi eleggere sindaco è una faccenda politica.
L'esercitare il ruolo del sindaco è una faccenda politica.
Che un politicante di mestiere si trovi a disagio perché altri "politicizzano" qualcosa (che è già politico di suo, peraltro), mi lascia perplessa.
Che essere contestati sia seccante lo immagino. Ma un politicante che presuma di non essere contestato mai, e nel caso questo avvenga ne sia disgustato e spaventatissimo, mi sembra abbia una idea un po' strana della questione. Forse le avevano spiegato solo la parte degli inchini e dei tappeti rossi.
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#6   25 Aprile 2008 - 08:58
 
Il discorso non è semplice. Se da un lato non è accettabile che un sindaco di Milano non sfili il 25/4, d'altra parte sono inammissibili quelle contestazioni forti che si scaricano sul sindaco di milano ad ogni 25 aprile. La Moratti fu contestata dagli extrasinistri quando da sindaco sfilò col padre in carrozzina.

Ora, a prescindere da come uno la pensi, è inammissibile che si fischi il Sindaco con la fascia tricolore, simbolo non di un partito in quel momento ma di tutta la città.

In questo caso putroppo, la festa del 25 aprile diventa una festa che divide, non che unisce. Per quegli innumerevoli pirla (che pur fischiando magari non sono neppure andati a votare!) io non giustiico la Moratti, ma la comprendo.
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#7   25 Aprile 2008 - 15:08
 
A prescindere dal valore che per ciascuno ha la parola "nazionale", in tutto questo caos che si sta generando secondo me il problema è che si cerca di imporre, o meglio di ottenere una cosa che non è ottenibile: la condivisione di ciò che da una parte è considerato un bene e dall'altra, in maniera più o meno velata, no.

Il 25 aprile è una festa nazionale perché festeggia la liberazione, d'accordo, ma il fatto è che il significato di un episodio storico innegabile non risiede nel suo essere avvenuto, ma nel suo esser stato passaggio da qualcosa verso qualcos'altro.

Allora capita che in italia ci siano partiti che dichiaratamente si rifanno al fascismo, che in maniera più o meno spregiudicata rivalutano quel "da qualcosa" rispetto alla dimensione "qualcosa che era sbagliato" che la storia e la maggioranza dei cittadini che ha vissuto gli anni successivi ha dato a quel passaggio.

Ecco, io lo stupore rispetto al rifiuto di questa parte politica di riconoscere nel 25 aprile una "liberazione" proprio non lo capisco.
Ne comprendo e condivido l'allarme, questo sì, ma lo stupore davvero no.

Chi oggi dice che la non partecipazione delle destre alle celebrazioni, segnala un loro non condividere il principio di democrazia che sta alla base di quella data, dice un'ovvietà che non merita manco il tempo di esser detta.

Chi si aspetta che lo Storace del caso sfili in corteo solo perché appartenente alla democrazia attuale, chiede una cosa che sta in piedi solo sui propri ideali e non su quelli dello Storace del caso e questo è altrettanto anti democratico.

Voglio dire, ai Savoia si è chiesto di riconoscere la Repubblica, ma nessuno chiederebbe mai loro di partecipare alle celebrazioni del 2 giugno, no?

E non è la stessa cosa, oggi, il chiedere (pretendere)(lottare per) alle destre di non ridarci un regime fascista, ma senza chieder loro di essere in piazza il giorno che si festeggia l'eliminazione di quello che per loro è la storia del loro ideale?

Che ci sia una deriva fascista è chiaro da anni, che ci sia una riscrittura della storia in direzione revisionista, pure.
Nell'ultimo governo Berlusconi sono stati rilegittimati in via ufficiale i "Giovani di Salò" (e dov'era la sinistra che oggi è in piazza?), non è che lo stiano facendo tanto in sordina, voglio dire.
Sono anni che questa strada è stata presa ed è stata presa per via parlamentare.

Ora come si può stupirsi dell'assenza di coloro che hanno votato la riabilitazione di Salò, alle manifestazione per il 25 aprile?
Come si può chieder loro di esserci?
Non sarebbe una presa per il culo maggiore, se ci fossero?
Se ci fossero, e parallelamente ma a questo punto in maniera occulta, proseguissero in quella loro opera più che avviata di revisione storica, non sarebbe ancora più pericoloso?

Almeno così si sa chi si ha davanti, no?
utente anonimo

#8   25 Aprile 2008 - 15:12
 
"dice un'ovvietà che non merita manco il tempo di esser detta."

Non dico a te, Sphera, eh.
Parlo di podi politici.

(no...sai com'è...poteva sembrare un'uscita antipaticissima verso di te e non lo era)

(e pure un bacio, già che siam qui)
utente anonimo

#9   25 Aprile 2008 - 16:12
 
Hm. Il punto non è tanto se e per chi sia condivisibile il significato della ricorrenza, quanto il fatto che - al momento - è una ricorrenza.
Nazionale. E istituzionale.
Che alle destre non si chieda di festeggiare la nascita di Lenin o alle sinistre quella di Mussolini mi pare ovvio. Nemmeno si chiede a chicchessia di festeggiare l'Ostensione della Salma di Padre Pio: la festeggia chi si riconosce in quell'ambito di pensiero e di valori.
I riti, le celebrazioni, le ricorrenze sono - alcune - strettamente legate al proprio modo di intendere il mondo. Altre vengono istituzionalizzate proprio perché si prevede che siano patrimonio comune. Ora, il privato cittadino può benissimo farsi da parte, se in quel presunto patrimonio comune non si riconosce. Ma un rappresentante delle istituzioni non può disconoscere una celebrazione istituzionale. Punto.
Se il disgusto, il disaccordo, il disconoscimento è troppo soverchiante vorrà dire che si adoprerà - nelle opportune sedi - perché la ricorrenza non venga più celebrata come tale. Ma fintanto che lo è, si mette la sua bella fascia e va a fare il suo dovere. Di rappresentanza. Delle istituzioni.

Sindaci, presidenti, ministri presenziano a innumerevoli celebrazioni, inaugurazioni, cerimonie, tagli di nastri. Magari di alcuni di questi eventi non gli importa nulla, magari ad alcuni sono - in cuor loro - contrari. Ma nessuno gli ha imposto di far parte delle istituzioni di uno Stato i cui principi non condividano.
Li cambino, questi principi - se gli riesce - o se no li accettino. O se nemmeno riescono ad accettarli non pretendano di rappresentarli.
Non mi pare complicato.

E, beninteso, questo a mio parere vale in generale: se vivessimo per ipotesi in uno stato fascista io mi riterrei autorizzata a non condividere - a osteggiare - le celebrazioni del Grande Anniversario della Gloria Littoria. Ma presumo non mi farei eleggere a qualche alta carica in quel medesimo Stato.

(e per la miseria, le contestazioni saranno odiose finché si vuole, ma questa delicatezza porcellanata di tanti personaggi di cui in altri contesti è evidente la durezza, la fermezza, le ostentate "palle" e non di rado il pelo sullo stomaco, mi fa, sinceramente, un po' ridere. Chi non vuole subire contestazioni faccia la ricamatrice, non il capopartito, l'oratore pubblico, il sindaco, il papa.)
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